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Breve storia della botanica

by Adriana Carelli
botanica

La botanica è un settore delle scienze naturali che studia i vegetali, indagando il modo di vivere (), le strutture (morfologia), gli organi (organografia vegetale), le (fisiologia), i rapporti con l’ambiente (ecologia), il modo di convivere (fitosociologia) e la distribuzione geografica (fitogeografia, geobotanica).

Come in zooologia, la botanica si distingue in una parte generale, in cui si tratta della vita e delle strutture dei vegetali, delle funzioni e delle loro parti e della loro storia, e di una botanica sistematica, che indaga sulla classificazione dei vegetali e sull’individuazione delle specie, servendosi delle acquisizioni proprie della genetica e della morfologia.

Un altro ramo è individuato dalla botanica applicata che si occupa dell’utilità e dello sfruttamento delle piante, che a sua volta si suddivide nei sottorami più dettagliati come la botanica industriale e farmaceutica, la botanica agraria e veterinaria.

La botanica nelle preistoria

L’uomo primitivo si è reso conto dell’importanza delle piante per la sua stessa sopravvivenza. I vegetali si imposero all’inizio in campo alimentare, ma in seguito anche in campo medicinale, mentre le cortecce e il legno servirono per le prime invenzioni artigianali. La lavorazione del legno ha, infatti, origine nella preistoria.

Le piante hanno interessato l’uomo anche dal punto di vista estetico. Esistono, infatti, graffiti con raffigurazione di piante accanto agli animali. Presumibilmente erano alberi maestosi, alberi da frutto e fiori.

La botanica nelle civiltà antiche

Risalgono tra il 4000 a.C. e il 2000 a.C. i primi documenti scritti riguardanti una cultura scientifica botanico-farmaceutica o fitoterapica. L’uomo aveva trovato nelle piante delle proprietà curative, in particolare nelle radici, nelle foglie, nei frutti e nei semi. Le piante oltre al campo vennero utilizzate anche in campo agrario e artigianale, per la confezione di funi, corde e tele, per la preparazione di bevande fermentate. Da un punto di vista primitivo nacque la classificazione delle piante. La botanica, quindi, era principalmente parte della medica.

I centri per lo delle piante furono numerosi sia in Oriente che in Occidente. Nel mondo occidentale spetta ai Greci, aver dato impulso agli studi naturalistici, con particolare riguardo a quello delle piante utili.

In questo periodo la botanica inizia ad essere suddivisa in rami: quello a indirizzo biologico e fisiologico e l’altro su fondamento morfologico-sistematico.

Ci furono anche scuole romane riguardanti la scienza delle piante, tra questi cultori ricordiamo Plinio Gaio Secondo detto il Vecchio (23-79 d.C), Marco Porcio Catone (234 – 138 a.C), Marco Terenzio Vallone (116-37 a.C.). Non possiamo dimentica Virgilio (70-19 a.C.), il quale nelle Bucoliche e nelle Georgiche, inserisce spiegazioni riguardanti la scienza botanica della sua epoca. Pare che Plinio il Vecchio conoscesse circa mille specie vegetali, molte delle quali provenivano dal lontano Oriente, recuperate attraverso le rare comunicazioni con quelle terre.

La botanica nel medioevo

Durante il periodo medioevale la botanica non segna particolari innovazioni. Gli studi dei vegetali vengono portati avanti per la medicina, fiorisce in questo modo la scuola salernitana. La farmacopea era il fulcro di ogni ricerca, i succhi vegetali, le radici, le cortecce, i rami e le foglie, venivano polverizzati e impastati in composti che erano ritenuti terapeutici e a volte anche miracolosi.

La botanica nel rinascimento

Con le scoperte geografiche di nuovi territori si identificano nuove piante. Il Nuovo Mondo evidenzia ai naturalisti centinaia di speci sconosciute. Iniziano a crearsi gli erbari e biblioteche che fungono da primi reperti naturalistici a livello mondiale.

Dal 1400 al 1500 la botanica diventa una scienza ufficiale, ciò è dovuto alla necessità di intraprendere nuovi studi portati avanti da medici e da geniali osservatori. Leonardo da Vinci (1452-1519) nel Trattato della Pittura espone alcune leggi affermando ad esempio: “In molte piante sempre la stessa foglia è sopra la prima”. In altre sue opere abbozza la teoria secondo la quale, per calcolare l’età di un albero sia sufficiente contare gli anelli concentrici nel tronco.

Nascono i primi orti botanici.  Semi e piante giungono dall’oriente e dall’oltremare grazie ai numerosi scambi, e questo arricchisce le collezioni. Iniziano lo studio dell’anatomia e della fisiologa delle piante.

Durante il XVI secolo Pier Andrea Mattioli (1500-1577), definito uno dei maggiori botanici del periodo rinascimentale, passa in rassegna tutte le specie vegetali note e ne espone le proprietà officinali.

Fuori dall’, invece,  Konrad von Gesner (1516-1565), medico e naturalista di Zurigo, studia la fauna e la flora delle Alpi e viene soprannominato il Plinio della Germania. Il tedesco Hieronymus Bock studiò, invece, la floristica e la geobotanica, ossia lo studio della distribuzione geografica delle piante.

Con il passare del tempo gli orti botanici si moltiplicano in tutto il mondo e fu Luca Ghini (1500-1556) ad aver iniziato l’organizzazione degli erbari come raccolta di piante essicate. Da allora le tecniche di raccolta, di preparazione e di conservazione hanno fatto grandi progressi.

La scoperta della vegetale

Robert Hooke (1635-1703) scopre la cellula esaminando al microscopio un minuscolo frammento di sughero e la interpreta come la parte più piccola costituente il corpo dei vegetali.

Tutti i settori della botanica hanno avuto un grande impulso intorno alla seconda metà del Settecento, in particolare fiorì la sistematica, perché venivano via via studiate sempre più specie vegetali, e questo imponeva la capacità di un metodo per classificarle.

Spetta a Carlo Linneo (1707-1778), botanico, il merito di aver rivoluzionato la sistematica non solo per il regno vegetale ma anche per quello animale.

Carlo Linneo

Nato a Rashuet in Svezia, da umile famiglia, fin dalla giovinezza si appassiona allo studio delle piante insieme ad un amico medico, e si laurea in medicina  all’università di Uppsala. Nel 1737 realizzò Flora Lapponica, prima sua grande opera, qua usa per la prima volta il termine flora, e con pari impegno nel 1749 pubblica Flora Suecica.

La botanica nel XVIII secolo

Al termine del XVIII, Ingenhouz e Senebier dimostrarono che i vegetali verdi, sotto l’influenza della luce, utilizzano l’anidride carbonica dell’aria e rilasciano ossigeno. Vederono, inoltre, che le piante verdi in assenza di luce si comportano come gli animali, utilizzando ossigeno e rilasciando anidride carbonica. Come per tante altre scienze, possiamo definire questo come il periodo moderno della botanica.

La botanica nel XIX e XX secolo

Nel 1840 il biologo svizzero Karl Wilhelm von Naegeli  fece studi sulle felci, scoprendo i loro organi e il fenomeno basilare dell’alternanza di generazione. In questo periodo anche la fece molti progressi. Louis Pasteur (1822-1895), chimico e biologo francese, dopo pazienti ricerche demolisce la teoria della generazione spontanea e accerta che le fermentazioni sono prodotte da microrganismi che egli chiama microbi. Inventa la pastorizzazione e introduce il metodo delle colture pure e della sterilizzazione.

La biochimica vegetale, si prospetta ricca di molteplici risultati: si scoprono le vitamine, gli ormoni vegetali i quali vengono spesso applicati per lo sviluppo dei frutti.

Vengono scoperti alcaloidi che rientrano poi in terapie mediche. Si impiegano gli isotopi radioattivi anche in botanica, allo scopo di indagare sullo spostamento e sulla localizzazione di particolari sostanze nelle piante.

La botanica applicata viene utilizzata in agricoltura, si parla di culture orticole forzate, di serre e letti caldi che danno a paesi del Nord, la possibilità di coltivare prodotti vegetali tipici di altre latitudini.

Nasce l’aridocultura per sfruttare i deserti e le terre incolte in climi spesso inadatti. Si esplorano le regioni polari, i deserti e le profondità marine e si scoprono nuovi vegetali.

Al termine del XX secolo le ricerche sistematiche si legano ad una nuova citologia e si stabiliscono, per ogni specie vegetale, i numeri cromosomici.

Il microscopio elettronico eredita, da quello ottico, il compito sempre più difficile di svelare ciò che la cellula racchiude e permette di fondare la biologia molecolare sia in botanica che in zoologia.

L’umanità vede nelle piante una possibilità di sopravvivenza.

Immagine di copertina

Foto di Free-Photos da Pixabay

 

 

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