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Cos’è il delirio?

by Adriana Carelli
Cervello

Introduzione

In psichiatria e psicologia clinica, con il termine (convincimento errato incorreggibile) ci si riferisce a un disturbo del contenuto del pensiero, che può essere presente in varie malattie psichiche, ad esempio nella schizofrenia, negli episodi depressivi o maniacali con sintomi psicotici, nel disturbo delirante cronico (o paranoia). Si tratta di un giudizio errato della realtà che non viene corretto né dalla critica né dall’esperienza, in quanto le decisioni e i comportamenti che vengono adottati servono ad autoconfermare tale modello di pensiero. Le forme croniche di delirio, basate sull’elaborazione razionale e lucida di un sistema di credenze errate, possono essere l’unico sintomo di una patologia psichica, in questo caso si parla appunto in particolare di cronico o paranoia.

Si è soliti distinguere un delirio lucido, dove il soggetto è calmo e presente nella realtà in cui vive, da un delirio confuso che insorge e si accompagna ad un’alterazione dello stato di coscienza.

Genesi del delirio

Partendo dal presupposto che ciascuno di noi ha una particolare visione del mondo in base alla quale organizza la sua vita, quando questa visione, differente da individuo a individuo, oltrepassa un certo limite di condivisibilità siamo in presenza di un delirio. Un motivo alla base di una formazione delirante è la condizione di passività che comporta la sensazione di essere dominati dalla realtà senza poterla determinare. Per liberarsi da questa oppressione c’è la possibilità attraverso il delirio, di inventarsi una realtà o dei nessi di realtà che consentono al delirante un minimo di controllo. Lo stesso può dirsi per le condizioni di isolamento dove vien meno l’interpretazione sociale comune della realtà soppiantata da un’interpretazione privata. Queste due condizioni si influenzano reciprocamente.

Nelle endogene il delirio è l’esito della perdita di rapporto con se stessi con conseguente perdita di controllo della realtà, a cui si provvede con una diversa interpretazione della medesima. Atteggiamenti semideliranti possono riscontrarsi in personalità dallo sfondo caratteriale rigido e diffidente e perciò poco adattabili alla realtà, oppure in persone che godendo di una posizione sociale elevata, sono portate a sospettare continue minacce al loro potere.

Classificazione in base alla forma

Da un punto di vista formale esistono due tipi di delirio:

  • Delirio primario (o reale): è caratterizzato da idee deliranti autonome, originali, non derivabili e incomprensibili dal punto di vista psicologico. Appaiono all’improvviso, con completa convinzione e senza altre alterazioni mentali che potrebbero favorirne la comparsa.
  • Delirio secondario: si parla di idee deliroidi, che derivano da una precedente esperienza anomala. È un’idea delirante che si pone come tentativo per spiegare qualcosa che il malato ha vissuto, ma che non può spiegare in modo razionale. In questo senso, sono psicologicamente comprensibili.

La distinzione tra deliranti e deliroidi risiede nella comprensibilità o meno del delirio. Questa differenza implica anche un tentativo di spiegare le loro rispettive origini. Dire che i deliri secondari sono psicologicamente comprensibili allude al tentativo del paziente di spiegare un’esperienza anomala.

Forme di delirio

I deliri, che possono essere acuti, isolati, episodici o cronici, vengono classificati in base al loro contenuto. La terminologia prevede i seguenti:

  • Delirio di colpa: tipico dei melanconici che si attribuiscono colpe mai commesse per dare una giustificazione alle pene di cui soffrono.
  • Delirio di compensazione: riferita ad una situazione ritenuta spiacevole, come ad esempio una sterilità compensata da un delirio di gravidanza.
  • Delirio erotico: caratteristico di chi è persuaso di essere segretamente amato da una persona di solito importante ed altolocata.
  • Delirio fantastico: tipico di chi si alimenta di personali teorie filosofiche, religiose e scientifiche che risolvono problema finora irrisolti.
  • Delirio di gelosia: caratterizzato dall’interpretazione dei dettagli più insignificanti del comportamento del partner come indizio di prova del tradimento. E’ frequente in soggetti affetti da alcolismo.
  • Delirio di grandezza: che pone il protagonista al centro di un destino grandioso.
  • Delirio di interpretazione: detto anche “follia ragionante” perché ubbidisce a un bisogno di spiegare tutto conformemente a un sistema fondamentale di significati privati.
  • Delirio di negazione: frequente nei depressi anziani convinti che il mondo sia alla fine e che il proprio corpo sia morto o vuoto di visceri.
  • Delirio di persecuzione: tipico di chi si convince dell’esistenza di un complotto ai suoi danni, ed è quindi costretto a difendersi e a sospettare di tutti.
  • Delirio querulomane: che converge su un torto realmente subito o immaginato, innescando condotte che si esprimono con domande scritte, manifesti, citazioni in giudizio e simili.
  • Delirio di riferimento: il soggetto ha l’impressione che tutti si riferiscano a lui con sguardi, gesti e allusioni alla sua persona. Questo delirio è detto anche paranoideo.
  • Delirio di rovina (economica, familiare, di posizione o di prestigio): frequente nelle forme depressive accompagnato dal delirio di colpa.

Video con spiegazione di due psichiatri

Fonti:

Immagine di copertina:
Foto di VSRao da Pixabay

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